Barscigliè Ivana

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dicono di lei

        ..la tavolozza in cui prevalgono i colori mediterranei del bianco, dell’azzurro turchese, del verde smeraldo, dell’arancio, dell’oro, spesso è affidata alla tecnica del raku in cui il colore è sempre una scommessa che l’artista vive come gioco e come sfida.
In realtà tutto (i soggetti, la tecnica, il colore) sembra condurre ad una cifra di decodificazione che è rapportabile ad una esigenza di libertà interiore perché qui le contingenze della quotidianità non contano ma sono semmai spinta alla ricerca di quella libertà di pensiero, di quel respiro assoluto che gli artisti sanno inseguire. 

Luciana Gravina

        Ivana Barscigliè ha per un istante abbandonato le costi dell’anima, i pendagli di sole persi tra le memorie di vele amalfitane, per addentrarsi in un universo fatto di visi, di deformazioni e brividi cromatici. La casualità espressiva dei cromatismi raku, è solo lo sfondo di un percorso che fa ardere sotto terra forme scolpite oltre natura. Le dita di Ivana, sanno oltre ciò che insularmente rappresentano, il sentire d’un corpo, che sia umano o animale, è genealogia di una forza che solo il vento irripetibile della visione può esprimere. Questa forza è ghiaia nelle vene, nelle vene del collo e del viso d’un cavallo che si consacra umanamente ad una sofferenza e ad una profondità che sembrerebbe propria solo del sentire dell’uomo. Ivana riscopre attraverso l’archetipo animale una purezza disarcionata, frammentate e coinvolgente, e come un animale nel tempo di morire, va a cercare un posto, nei luoghi dello sguardo, difficile da trovare, un fuori-luogo intimo, assoluto, che tramanda esperienze senza nessun vizio concettuale.

Lorenzo Pietrosanti

        ..è fondamentale sottolineare come abbia privilegiato per le sue creazioni l'impegnativa elitaria tecnica raku, tecnica legata ad una antica matrice giapponese.Nasce infatti in Giappone nel IVX° secolo, coniugando i suoi particolari procedimenti di esecuzione ad una componente mistico - filosofica che si ispira alla tradizione zen: conoscendo infatti l'artista e le sue opere, è facile dedurre che tale scelta non sia stata motivata solo dalla sua raffinata vlenza estetica, ma anche per quanto appena detto, dal contenuto della tecnica raku, intrisa di una valenza di grande spiritualiità, testimone di particolari esigenze spirituali che vanno ben oltre il puro aspetto esteriore.
Diversi e originali sono i suoi soggetti preferiti: vele, cavalli, melograni, e le sue davvero singolati teste, le quali hanno un non so che di maschera tribale, teste che lei definisce "urli", così infatti sembrano infatti significare, con le bocche atteggiate ad emettere un urlo. I suoi lavori ci attraggono non solo per un suggestivo effetto tonale, ma ci parlano del temperamento di questa artista, temperamento libero, sensibile, arricchito da una prorompente e spontanea carica emotiva. Ogni soggetto non è interessante solo per la bellezza della forma, ma è la testimonianza di quanto sia il risultato di una continua, paziente, unile dedizione a sfidare la perenne incertezza del risultato, superata da una incrollabile fiduciosa tenacia nel creare e nel fare.
Ivana Barscigliè recupera con gusto attualissimo il valore arcaico del plasmare la creta.


Angela Noya